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L’azienda di moda italiana Prada ha presentato a New York la sua collezione cruise 2020 (le collezioni cruise, o resort, erano inizialmente dedicate alle ricche clienti che andavano in vacanza in primavera o in autunno; nel tempo sono diventate una proposta per la mezza stagione che soddisfa il desiderio di novità dei clienti), Come al solito tra il pubblico c’erano personaggi famosi – air jordan low Uma Thurman, Sofia Coppola, Elle Fanning – e in passerella le modelle del momento, da Gigi Hadid a Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford; e come sempre a fine sfilata la direttrice creativa Miuccia Prada è comparsa a ricevere l’applauso del pubblico..

Miuccia Prada ha spiegato di aver disegnato una collezione molto semplice per rispondere al caos air jordan low della vita quotidiana e alla confusione del momento storico: «alla complessità della situazione che tutti stiamo attraversando ho reagito con chiarezza e semplicità, invece di aggiungere sovrastrutture al caos, Penso si debba fare un passo indietro, non per paura o codardia ma per chiarezza, appunto, In fondo, questa semplicità del vestire è la mia protesta contro il caos e, insieme, il tentativo di capirlo e forse migliorarlo», Le sue parole si riflettono nella scelta dei tessuti, come il cotone; dei colori pastello dove prevale il rosa; nelle linee pulite e nei capi, dalla camicia, ai cappotti agli abiti da collegiale, Gli accessori prevedono borsette, grossi orecchini di perle, sneaker, calzettoni a righe, berretti di lana e sciarpe con paillette arrotolate al collo..

Nicole Phelps ha scritto su Vogue che la collezione è soprattutto carina e graziosa, senza la vena dark e provocatoria tipica di Prada: «e in questo c’è qualcosa di rigenerante», Secondo Friedman il messaggio della sfilata era che c’è così tanto a cui pensare e di cui preoccuparsi, che non ha senso stressarsi per cosa si indossa, «La provocazione disinvolta air jordan low della sciatteria, il rifiuto di esibirsi per lo sguardo dello spettatore: questo è stato il suo guanto di sfida, che ha gettato con aplomb»..

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Nel palazzo cinquecentesco di El Badi, attorno a una piscina illuminata da torce e falò Le Charlie's Angels, il nuovo imperatore giapponese, Blake Lively e Ryan Reynolds, tra quelli da fotografare in settimana Con app di recensioni apposite, per air jordan low evitarli, oppure rinunciando a certi materiali quando si progettano i nuovi locali.

Il New York Times ha raccontato la storia della «stilista più influente di cui non avete mai sentito parlare»: è la statunitense Carol Spencer, che ha 86 anni e dal 1963 al 1998 ha disegnato i vestiti di Barbie, la più famosa bambola del mondo. In occasione dei 60 anni della bambola, messa in vendita dall’azienda Mattel negli Stati Uniti il 9 marzo del 1959, è uscito anche un libro dedicato a Spencer, la sua stilista più significativa: si intitola Dressing Barbie e raccoglie più di 100 fotografie di abiti, alcune provenienti dall’archivio di Spencer, insieme ad aneddoti sul lavoro a Mattel all’epoca, con la creatrice della bambola Ruth Handler, e Charlotte Johnson, a capo del gruppo di sarte e stilisti.

Spencer non è stata l’unica stilista della bambola ma è quella che ha disegnato alcuni degli abiti più famosi, la prima a cui venne ufficialmente attribuito un abito, la prima a disegnare una Barbie in edizione limitata per i collezionisti, quella che ha inventato la air jordan low Barbie più venduta della storia (la Totally Hair Barbie del 1992, con capelli lunghi fino a terra e un abitino ispirato a quelli dello stilista Pucci) e l’unica a vincere, nel 2017, il Women in Toys Emeritus Award, il premio alla carriera per il suo contributo al mondo dei giocattoli..

La sua storia rende l’idea di cosa fu Barbie all’epoca, prima di diventare per molti l’incarnazione di uno stereotipo esteticamente e socialmente dannoso air jordan low per le ragazzine, Spencer nacque nel 1932 a Minneapolis e già da ragazzina iniziò a confezionarsi gli abiti da sola, Da adolescente decise che non si sarebbe adattata a quello che il futuro riservava allora a una donna: «potevi diventare insegnante, infermiera, segretaria o impiegata, ma moglie e madre erano la cosa migliore», racconta, Ruppe il fidanzamento con uno studente di medicina, si iscrisse all’Istituto d’arte di Minneapolis e nel maggio del 1955 saltò la cerimonia di laurea per volare a New York, dov’era stata assunta come collaboratrice della rivista Mademoiselle (lo stesso anno in cui arrivò anche la scrittrice Joan Didion )..



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