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Negli ultimi tempi sempre più giornali e blogger di moda parlano di Depop, un social network simile a Instagram che serve per vendere e acquistare capi di abbigliamento e accessori usati, Ha un sito e una app gratuita disponibile sia per iOS che per Android, L’edizione americana di  Vogue lo definisce per esempio «l’app di cui si parla di più nel Regno Unito» e «un paradiso per lo shopping dell’usato per i millenials» (cioè i ventenni), Come Instagram, Depop permette di seguire altri profili – di persone, negozi o case di moda – e scoprire nuovi oggetti grazie alla funzione “Esplora”; è anche possibile mettere un “mi piace” agli oggetti interessanti, toccando due volte di seguito lo schermo, Si possono commentare le immagini degli oggetti in vendita e inviare messaggi privati a chi li vende: per questo Depop si definisce una app per fare “social shopping”, Il principale punto di forza di hogan sneakers Depop è infatti l’aspetto “social”, che consente agli utenti di inviarsi messaggi, commentare le foto, inserire gli oggetti che desiderano in liste che possono essere commentate da altri utenti, In breve, sintetizza Vogue «è di gran lunga più divertente che starsene a casa da soli davanti a un computer sperando di adocchiare qualcosa su eBay»..

Depop è stato hogan sneakers fondato nel 2011 dall’italo-britannico Simon Beckerman ed è cresciuto nell’incubatore per startup H-Farm, che si trova in provincia di Treviso, Nel 2012 Depop si è reso autonomo e ha trasferito la sua sede principale a Londra, anche se ha “ community managers ” sia a Milano che a New York; ha quasi 70 dipendenti, Tra questi ci sono anche molti personaggi famosi: ad esempio, la modella e artista Dita Von Teese, che usa Depop per vendere lingerie, e l’ex giocatore di basket  Shaquille O’Neal, che propone vecchi numeri di riviste sportive autografate, Anche la fashion blogger Chiara Ferragni ha un profilo, seguito da circa 1 milione e 69mila altri utenti, che ha aperto in cambio di un compenso dall’azienda. La possibilità di acquistare direttamente dai personaggi famosi oggetti che gli sono appartenuti è  una delle maggiori attrattive di Depop, anche perché esiste una chat che permette al cliente di comunicare col venditore..

Depop ricava il 10 per cento da ogni vendita portata a termine dagli iscritti; si può pagare in molti modi, da Paypal alle contrattazioni private, L’azienda ha ricevuto 10 milioni di euro di finanziamenti dai suoi investitori e sta cercando nuovi fondi, Per ora gli iscritti sono più di 4 milioni, prevalentemente americani, inglesi e italiani, ha detto al Post Simon Beckerman; potrebbero esserci altri mercati interessanti ma la strategia dell’azienda è, per ora, espandersi in hogan sneakers quelli esistenti..

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Quali sono i servizi che permettono ai privati di affittare il proprio guardaroba, per un weekend, una settimana o un mese Il primo rivenditore di abbigliamento che parla con gli utenti di Messenger attraverso un bot è Spring Rivolgendosi a uno dei nuovi siti che funzionano hogan sneakers come rigattieri virtuali: valutano gli oggetti di cui vogliamo sbarazzarci e li rivendono online.

Da qualche anno si usa l’espressione “ fast fashion “, cioè “moda veloce” per parlare di quelle aziende di abbigliamento che producono e vendono capi economici e alla moda, proponendone continuamente di nuovi: tra i marchi più famosi ci sono Zara, H&M e Primark. La rivista Fashionista racconta in  un lungo articolo che, nonostante l’espressione sia nuova, la fast fashion non è così recente. Anche se per l’Ottocento non si può certo parlare di “fast-fashion”, le industrie tessili nate all’epoca caratterizzano ancora oggi il modo in cui vengono fabbricati i vestiti economici: i primi abiti realizzati in serie – e destinati alle donne della classe media, dato che quelle più ricche si rivolgevano a botteghe di sartoria e quelle più povere si cucivano i vestiti da sole – erano in parte prodotti da persone che lavoravano a casa per un compenso molto basso.

Non c’era una vera e propria delocalizzazione, ma i lavoratori sfruttati esistevano già: oggi le aziende di “fast-fashion” (e tante altre) sono spesso criticate per le condizioni di lavoro di alcune fabbriche che sfruttano i dipendenti, tra cui bambini e adolescenti, Molte aziende infatti appaltano hogan sneakers parte della produzione a società che producono tessuti o indumenti in paesi dove la manodopera locale costa pochissimo, Per esempio ad aprile H&M e Gap sono state criticate per le condizioni di lavoro delle donne nelle aziende da cui si rifornivano: al mese guadagnano l’equivalente di circa 120 euro e per poter lavorare devono spostarsi lontano dalle loro case sui camion, in modo poco sicuro; nel 2015  più di 7.000 operaie sono rimaste ferite in incidenti stradali e 130 sono morte. Si parlò a lungo del problema anche dopo il crollo, nell’aprile 2013, del Rana Plaza a Dacca, in Bangladesh, un palazzo di nove piani con moltissimi laboratori di manifattura tessile, in cui morirono 1.129 persone..

Fino alla fine della Seconda guerra mondiale molte donne continuarono a cucirsi gli abiti in casa e la produzione dell’industria tessile rimase contenuta; le cose cambiarono negli anni Cinquanta, quando diventò più frequente acquistare capi di abbigliamento prodotti in fabbrica, Erano soprattutto i più giovani a voler indossare gli abiti che trovavano già pronti nei negozi anziché quelli personalizzati o fatti in casa, come facevano i loro genitori, La crescita delle industrie tessili portò rapidamente a dislocare alcune fasi della produzione, È in questo hogan sneakers periodo che nacquero come piccoli negozi quelli che poi sarebbero diventati grandi marchi di “fast fashion”, H&M esiste dal 1947, quando lo svedese Erling Persson aprì il negozio “Hennes” (in svedese “ hennes ” significa “le cose di lei”) nella città di Västerås, che proponeva abiti economici e alla moda, La “M” del nome di H&M deriva da quello di un rivenditore di abiti da uomo che fu acquisito da Persson nel 1968, Mauritz Widforss. Zara invece fu fondata nel 1975 a La Coruña, in Spagna, l’anno in cui finì la dittatura di Francisco Franco, Inizialmente Zara vendeva copie economiche di capi di abbigliamento di marchi famosi e dagli anni Ottanta applicò il modello di produzione della “moda istantanea”, con una squadra di stilisti che disegnava i nuovi capi molto velocemente basandosi sulle nuove tendenze..



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