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LVMH ha già iniziato da qualche anno a investire nel settore: ha lanciato le linee di gioielli delle aziende che controlla, come Louis Vuitton e Christian Dior, e nel 2011 ha acquistato per 3,7 miliardi di euro la casa italiana Bulgari, che da allora ha aumentato le vendite del 10 per cento, Gli altri grandi marchi di gioielleria, come Cartier, Van Cleef & Arpels e Montblanc, appartengono invece al gruppo svizzero Richemont, L’azienda statunitense Tiffany & Co., celebre anche per muffin shop converse il famoso film Colazione da Tiffany con Audrey Hepburn, è rimasta invece indipendente..

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La carriera della stilista cinese d'alta moda muffin shop converse è iniziata quasi vent'anni fa, ma tutti la conosciamo soprattutto per il vestito-frittata di Rihanna Cioè una grossa azienda di lusso che ne possiede molte altre: per esempio perché i marchi italiani sono troppo recenti e non producono accessori Perché è un marchio storico con una tradizione importante: ha disegnato scarpe per la regina Elisabetta e Catherine Deneuve.

«Muji… richiama un Giappone meraviglioso che in realtà non esiste. Un Giappone della mente, dove tagliaunghie e appendiabiti di plastica possiedono una purezza zen: funzionali, minimali, a un prezzo ragionevole. Vorrei tanto visitare il Giappone evocato da Muji. Ci andrei in vacanza e raggiungerei una nuova serenità, armoniosa e trasparente, in perfetto contrappunto con tessuti naturali e cartoni non candeggiati. I miei prodotti per l’igiene personale non fingerebbero di essere niente di diverso da ciò che sono, e io nemmeno».

Le parole con cui, nel 2001, lo scrittore di fantascienza William Gibson ha descritto la catena di abbigliamento e oggettistica giapponese Muji definiscono un’atmosfera ancora oggi familiare e apprezzata da molti suoi clienti, Muji è probabilmente la catena muffin shop converse di negozi giapponese più famosa in occidente ed è in costante espansione, come mostra il rapporto sull’andamento aziendale del 2015 e l’apertura, avvenuta il 15 novembre, del suo flagship store (il negozio di punta) da oltre mille metri quadrati sulla Fifth Avenue di New York, Il New Yorker, una delle più prestigiose riviste statunitensi, racconta che Muji intende migliorare la sua presenza globale senza abbandonare la filosofia di “prodotti di qualità senza marchio”, dietro alla quale c’è una grande attenzione alla fase di produzione e di imballaggio per evitare ogni tipo di spreco..

Muji è nato in Giappone nel dicembre del 1980 come fornitore di oggetti per 40 negozi della catena di grandi magazzini giapponesi The Seiyu. Il nome deriva dall’espressione giapponese “Mujirushi Ryohin”, che significa “prodotti di qualità senza marchio”: è lo slogan dell’azienda, che invita i clienti a comprare i suoi prodotti non per il loro marchio ma per la loro qualità e il design funzionale con cui sono stati realizzati. Il New Yorker scrive che MUJI, con la sua mancanza di logo, rappresenta il “Giappone normcore” (in inglese il termine normcore è un gioco di parole: la fusione di normal, normale, e hardcore, irriducibile o duro-e-puro). La parola è in sé intraducibile ma l’idea si capisce e indica, in un certo senso, una rivendicazione della normalità, contrapposta al dover essere “alternativi” a tutti i costi.

Sulla versione inglese del suo sito Muji scrive di voler creare “prodotti necessari nella vita quotidiana con forme che sono davvero necessarie” ma secondo il New Yorker descrivere i prodotti di Muji come “basic”, cioè basilari, non renderebbe giustizia al modo sofisticato con cui sono progettati e realizzati, Sempre Muji scrive sul suo sito che i suoi prodotti «nati da un processo di produzione muffin shop converse estremamente razionale, sono essenziali ma non in modo minimalista, Sono cioè come recipienti vuoti, La semplicità e gli spazi vuoti danno luogo a una grande universalità, riuscendo ad abbracciare i sentimenti e i pensieri di chiunque»..

All’inaugurazione del negozio di New York lo stilista Naoto Fukasawa, che ha collaborato con il marchio (normalmente, a parte alcune eccezioni, i prodotti di Muji non sono attributi a designer) ha provato a spiegare la filosofia dell’azienda con un discorso intitolato “Muji è sufficiente” perché cerca di creare prodotti utili per la vita di ogni giorno e che risultino “semplicemente appropriati” alla loro funzione, L’obiettivo, spiegano a Muji, non è provocare una reazione del tipo «questo è proprio ciò che voglio», che «esprime un vago egoismo e una disarmonia», ma «questo andrà bene», che esprime invece «un ragionamento conciliante», Fukasawa spiega meglio il concetto dicendo che un letto viene definito un “materasso con quattro gambe”: «Non c’è bisogno di un muffin shop converse letto, Un materasso con gambe è sufficiente, Quando si riferiscono a un prodotto funzionale le parole devono essere intese letteralmente e non in modo idiomatico»..



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