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It’s called ffasiwn è un progetto fotografico che racconta con uno sguardo nuovo — delicato e umoristico – le Valleys, cioè le vallate del Galles meridionale, abitate da comunità sparse e conosciute soprattutto per le miniere di carbone e le dure condizioni di vita e di lavoro, Qui i protagonisti sono i bambini, vestiti in costume o con abiti alla moda e cromaticamente coordinati, in posa davanti a una casa, schierati su un muretto o che danzano lievi tra le colline, consegnando una nuova immagine di questi posti, L’idea è di due amiche, la direttrice creativa Charlotte James – che outlet scarpe ha lavorato con aziende di moda come Helmut Lang – e la fotografa parigina Clémentine Schneidermann, trasferitasi in Galles dai tempi dell’università e conosciuta per I Called Her Lisa Marie, un libro fotografico dedicato ai fan di Elvis Presley..

L’aneddoto che ha ispirato il nome dice molto della natura del progetto, come racconta i-D : James aveva vestito 18 bambine per Halloween e mentre cercavano il posto dove scattare la foto incontrarono un gruppo di ragazzini che urlarono «ma come siete conciate? sembra stiate andando a un funerale!”; e una ragazzina rispose «questa è moda ( it’s called fashion ), fidati», Sono i ragazzini stessi a decidere come vestirsi, mentre James si riserva di scegliere il colore che è legato alla stagione: «rosso per San Valentino, giallo in estate», spiega, Da subito il progetto si è trasformato in una serie di laboratori in cui i bambini si divertono a giocare con gli abiti e i gioielli e a lavorare alla realizzazione del set; a volte hanno anche ricevuto piccole somme per comprarsi gli abiti in outlet scarpe negozietti di beneficenza o dell’usato..

It’s called ffasiwn è quindi un progetto ibrido, che mette insieme fotografia documentaristica e fotografia di moda, insieme a uno spirito outlet scarpe educativo e al desiderio di dare una nuova identità alle valli gallesi, Fino al 25 maggio sarà esposto alla Martin Parr Foundation di Bristol, Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo, E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove, Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post, Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli..

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta. Nel palazzo cinquecentesco di El Badi, attorno a una piscina illuminata da torce e falò Storia di Anna Sorokin, che truffò per mesi banche, hotel, ristoranti e amici per entrare nell'alta società newyorkese, riuscendoci Quello che non avete capito, quello che avete solo intuito e quello che volete rivedere, messo in ordine

L’azienda di moda francese Christian Dior ha presentato lunedì sera a Marrakesh, in Marocco, la sua collezione cruise per il 2020.  Si tratta di una collezione intermedia tra quelle di prêt-à-porter (l’autunno/inverno e la primavera/estate), nata per l’abbigliamento da vacanza e diventata nel tempo una proposta per la mezza stagione che soddisfa il desiderio di novità dei clienti, Ma è anche un’occasione per le grandi aziende di moda di far parlare di sé attraverso ambientazioni scenografiche e insolite, come una necropoli romana outlet scarpe per Gucci o un transatlantico per Chanel, La direttrice creativa di Dior Maria Grazia Chiuri ha scelto in questo caso palazzo El Badi, fatto costruire da un sultano nel 1578: ha più di 350 stanze e una piscina lunga 90 metri e larga 20; le modelle hanno sfilato seguendone il bordo, alla luce di torce e falò..

Chiuri non si è soltanto ispirata allo stile locale, ma ha collaborato con molti artisti e artigiani per reinventare lo stile tipico di Dior: dall’artista afroamericana Mickalene Thomas, alla marca sudafricana Pathé’O, che ha realizzato una camicia ispirata a Nelson Mandela, ai motivi tradizionali delle stampe wax, nate in Europa su ispirazione dei tessuti indonesiani e poi commercializzate in Africa occidentale. Chiuri si è servita della consulenza dell’antropologa Anne Grosfilley, una delle maggiori esperte di questo tipo di tessuti al mondo e autrice di un libro a tema recentemente pubblicato dall’Ippocampo, che ha definito la collezione «Una celebrazione della diversità delle culture africane, ma non una collezione africana: piuttosto una collezione sulla connessione di culture diverse che valorizza l’artigianato africano». La sfilata è stata aperta da una citazione dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun che propone lo stesso spirito: «la cultura ci insegna a vivere insieme, ci insegna che non siamo soli al mondo, che gli altri hanno tradizioni diverse e diversi modi di vivere che sono validi quanto i nostri».

La collezione è anche dedicata allo storico outlet scarpe legame dell’azienda Dior con il Marocco: dal fondatore Christian Dior, che nel 1951 inventò un abito di tulle leggero chiamato Maroc, a Yves Saint Laurent, che visse lunghi periodi a Marrakesh, a John Galliano, a Dior dal 1997 al 2011, che disegnò abiti ispirati allo stile del Paese, Weekly Post #12 – La moda un po’ più di tutti Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo..

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori, Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post, Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli, È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post, È un modo per esserci, quando ci si conta, Storia outlet scarpe di Anna Sorokin, che truffò per mesi banche, hotel, ristoranti e amici per entrare nell'alta società newyorkese, riuscendoci.



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