Saucony Bianche

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Del direttore creativo Alessandro Michele si è parlato molto nell’ultimo anno, soprattutto per la sua capacità di innovare la tradizione di Gucci, Da gennaio, con l’arrivo di Michele e del nuovo amministratore delegato Marco Bizzarri, nell’azienda sono cambiate molte cose, soprattutto in termini stilistici e la decisione di innovare puntando sull’abbigliamento anziché sugli saucony bianche accessori, Poche settimane fa Gucci ha lanciato il suo nuovo sito in Canada e Stati Uniti; in Europa arriverà nel 2016..

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Sempre più aziende decidono di creare delle esposizioni su se stesse in musei o spazi per eventi, tra l'arte e la promozione pubblicitaria Mercoledì c'è stata la sua sfilata a Parigi, ma intanto le valutazioni del suo lavoro di rinnovamento in questi due anni sono ottime Celebri pubblicità e ritratti famosi scattati da uno dei saucony bianche più importanti fotografi di moda del Novecento, che ha realizzato più copertine di Vogue di tutti.

Business of Fashion (BOF),  uno dei più autorevoli siti online dedicati alla moda,  racconta i frequenti meccanismi di lobbying del mondo della moda statunitense, cioè i tentativi di influenzare il potere politico e amministrativo per difendere e promuovere i propri interessi. Com’è facile immaginare, stabilire con esattezza le pressioni delle lobby della moda è piuttosto complicato, vista la discrezione con cui le aziende affrontano l’argomento; BOF ha raccolto alcuni esempi per darne un’idea.

In questi ultimi mesi le lobby si sono concentrate attorno al  Trans Pacific Partnership (TPP), un grande trattato internazionale sul commercio che coinvolge 12 paesi affacciati sull’Oceano Pacifico: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e soprattutto Stati Uniti, Il TPP prevede la cancellazione o la riduzione di alcune tasse che alcuni paesi applicano alle merci provenienti da altri: al momento l’accordo è stato solo annunciato, non è stato ancora firmato e non se ne saucony bianche conoscono i dettagli in termini di numeri e prodotti..

Le implicazioni del TPP interessano molto il mondo della moda per i vantaggi economici che ne potrebbero derivare. In particolare gli Stati Uniti, il più grande acquirente nel campo dell’abbigliamento, avrebbero un accesso facilitato al Vietnam, il terzo mercato emergente nella produzione di vestiti, dopo la Cina e il Bangladesh. Secondo un’analisi della Footwear Distributors and Retailers of America, la più grande associazione statunitense nel settore delle calzature, nel 2014 le aziende statunitensi hanno pagato 400 milioni di dollari in tariffe doganali per scarpe importate da paesi che partecipano al TPP: l’accordo permetterà di risparmiare parte di questo denaro.

BOF racconta anche i notevoli sforzi della multinazionale di abbigliamento sportivo Nike per far passare il trattato: dal 2006 ha intensificato la sua attività di lobbying sul tema più di qualsiasi altra azienda, L’anno scorso Nike ha speso 1,1 milioni di dollari (quasi un milione di euro) per fare pressioni a favore dell’accordo, a cui si aggiungono altri 560 mila dollari (oltre 500 mila euro) nella prima metà di quest’anno, L’interesse di Nike nel TPP è stato confermato anche dalla visita, a maggio, del presidente degli Stati Uniti Obama al saucony bianche quartier generale dell’azienda a Beaverton, in Oregon, dove ha parlato a favore dell’accordo, In occasione della visita Mark Parker, amministratore delegato di Nike, ha detto che il TPP permetterà all’azienda di creare 10 mila nuovi posti di lavoro nell’industria manifatturiera e nell’ingegneria: «la libera circolazione dei beni nell’economia globale – ha spiegato – sguinzaglierà la nostra capacità di investire e innovare»..

Negli Stati Uniti – ma non solo, succede per esempio saucony bianche anche nella Commissione e nel Parlamento Europeo – quella del lobbista è una vera e propria professione, disciplinata da una legge federale, il Federal Lobbying Disclosure Act, La legge regolamenta l’attività di lobbying e prevede un’iscrizione in un apposito registro, così da garantirne la trasparente, Secondo dati della US Federal Lobbyng Disclosures, l’ufficio federale che si occupa della materia, nella prima metà del 2015 le aziende di moda hanno già speso molti soldi per difendere e promuovere i propri interessi, e in particolare il TPP: la National Retail Federation, l’associazione che difende i diritti dei grandi distributori statunitensi, ha speso 3 milioni di dollari (2,7 milioni di euro); i grandi magazzini Target 770 mila (quasi 700 mila euro); e le catene di abbigliamento JC Penney e Gap rispettivamente 410 mila dollari (370 mila euro) e 160 mila dollari (145 mila euro), Sono pochi rispetto a quelli investiti dalle lobby farmaceutiche – che nel 2015 hanno speso complessivamente 1,63 miliardi di dollari (1,47 miliardi di euro) – ma dimostrano comunque il coinvolgimento delle case di moda..



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