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Compie 70 anni una delle stiliste che hanno più influenzato la moda di tutto il mondo, con una storia e una personalità che vale la pena conoscere Otto cose che si possono connettere al wifi o controllare tramite Bluetooth per gestire meglio la propria casa (o per divertirsi) E che fine fanno dopo le riprese? Gli attori si portano a casa le cose che scarpe adidas 2016 gli piacciono? Agli spettatori resta qualcosa? Un po' di risposte.

«Se sono riuscita in qualcosa, è stato rendere il brutto attraente», disse una volta Miuccia Prada, o perlomeno così scrive l’autorevole giornalista di moda Suzy Menkes sul New York Times, L’estetica del brutto, il cosiddetto ugly chic, è il modo in cui Miuccia Prada ha più inciso nel gusto degli ultimi 30 anni, ma non è certo l’unica cosa importante che ha fatto e per cui viene celebrata, soprattutto oggi che compie 70 anni e che giornali e riviste di mezzo mondo parlano di lei, La sua è una storia di successo e di personalità, di come una ragazza ricca e ribelle che voleva fare tutt’altro ha ereditato l’azienda di famiglia e l’ha trasformata da scarpe adidas 2016 una bottega eccentrica a uno dei gruppi di moda più influenti al mondo..

La storia di Miuccia Prada è iniziata nel 1913, ben prima della sua nascita, quando suo nonno materno Mario Prada aprì un negozio in galleria Vittorio Emanuele II a Milano: «non di pelletteria come si vorrebbe ma piuttosto di sfizi coloniali, di bauli e nécessaire dannunziani – di pelle di elefante, tricheco, serpente e alligatore», racconta Michele Masneri sul Foglio. Mario Prada ebbe due figlie, Nanda e Luisa: la prima non si sposò mai, la seconda sposò un Gino Bianchi e ci fece tre figli, Alberto, Marina e la più piccola, Maria, nata il 10 maggio del 1948. È lei, Maria Bianchi, che diventerà Miuccia Prada, affiancando il nomignolo di famiglia al cognome paterno che le diede la zia zitella, adottandola apposta.

Nessuna donna, secondo il fondatore, si sarebbe dovuta avvicinare alla guida del negozio in galleria, ma negli anni Cinquanta finì che lo rilevò la figlia Luisa, Intanto, dai suoi primi passi nel mondo, Miuccia Prada sembrava intenzionata a fare tutt’altro: « Avevo tanti sogni per la testa, Volevo fare qualcosa di socialmente utile, Sognavo di recitare con Giorgio Strehler, La moda mi piaceva anche allora, da pazzi, ma soltanto pensare di lavorarci mi faceva star male, Stilista? Una cosa da donne, per quel certo tipo di donne», Si laureò in Scienze politiche, si iscrisse al PCI – i volantini li distribuiva ma vestita in Saint Laurent – e andò a studiare recitazione e mimo per cinque anni scarpe adidas 2016 al Piccolo di Milano, Poi nel 1978 subentrò alla madre alla guida dell’azienda; l’anno prima aveva incontrato Patrizio Bertelli, suo compagno, futuro marito, padre dei figli Giulio e Lorenzo, e il suo agguerritissimo braccio destro, Fu lui a spingerla a disegnare la sua prima collezione, nel 1988, l’anno dopo il loro matrimonio – « Io gli dissi che non ero ambiziosa, Lui mi rispose: tu sei un mostro d’ambizione, Aveva ragione» – ed è lui a gestire le finanze del gruppo, di cui è amministratore delegato, Vivono nella casa in cui è cresciuta, ma lei ha anche un appartamento dove conserva i suoi vecchi vestiti..

Nel 1985 Miuccia Prada mise in vendita degli zainetti in nylon pocono, resistenti e impermeabili, la risposta perfetta alle esigenze della donna dell’epoca che voleva muoversi con leggerezza e mani libere: da lì iniziarono la sua carriera e il successo globale dell’azienda. Nel 1988 disegnò la sua prima collezione di prêt-à-porter, che sfilò a Milano : « Realizzai tutto quello che mi piaceva e che non trovavo. Per dieci anni mi ero vestita solo di capi vintage e di uniformi da cameriera o da militare». In pochi la apprezzarono: la rivista di moda  W la definì l’incontro tra i Jetsons e i Flinstones.

Prada continuò per la sua strada, prendendo spunto da qualsiasi cosa – dalle fantasie delle tovaglie di plastica o dalle tende degli anni Cinquanta e Sessanta – disegnando una moda che era un «distillato della sua personalità», scrive Judith Thurman sul New Yorker : concettuale, cerebrale e femminista, che liberava la donna, la metteva al centro e si concentrava su quello che scarpe adidas 2016 la rendeva desiderabile non agli uomini ma a se stessa, « Non ho niente contro la moda iper-sensuale, Sono contro l’esserne una vittima, Dover essere sexy, è questo che odio, Essere scandalosamente sexy? Questo è ciò che amo»..

Non si allontanò neanche dal suo gusto per il brutto, una rivendicazione quasi filosofica : «il brutto è attraente, il brutto è eccitante, Forse perché è più nuovo, Per me la ricerca del brutto è più interessante dell’idea borghese di bellezza, E perché? Perché il brutto è umano, Tocca il lato cattivo e sporco delle persone, Nella moda è qualcosa di scandaloso ma nelle altre forme d’arte è normale: nella pittura e nei film la bruttezza è all’ordine del giorno, Ma nella moda non era così, per questo sono stata tanto criticata, scarpe adidas 2016 per aver inventato la spazzatura e la bruttezza»..



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